Didattica a distanza quale formazione per i docenti?

Dopo la Didattica a Distanza quale formazione per i docenti?

Didattica a distanza quale formazione per i docenti? Dando per certa la DAD nei prossimi anni, incominciamo a ragionare su quale tipo di formazione fare.

Vi proponiamo una interessante riflessione presa dalla rete.

Quando si riesamina questo periodo di didattica dell’emergenza si mettono in evidenza due questioni: le straordinarie opportunità offerte dalla didattica nella distanza vs. i suoi sterminati limiti e la dimostrazione di grande professionalità di certi insegnanti vs.la messa in trasparenza, anche per le famiglie, della sostanziale inadeguatezza al ruolo di altri.

Sono, quindi, sotto i nostri occhi modelli positivi e modelli negativi di scuola e di didattica: i primi devono essere disseminati e i secondi contrastati.

Ecco, quindi, che si tiri in ballo la formazione, solo la formazione, nient’altro che la formazione come leva per il cambiamento.

Nella soluzione di un problema cosa c’è di più pratico che cambiare le teste ed i comportamenti delle persone?

Non so, sinceramente, se sia solo questione di formazione.

Forse la formazione potrebbe servire ma ci dovremo intendere su quale “formazione” puntare.

Viste le usanze in fatto di formazione, soprattutto quando si parla di formazione “obbligatoria” (un gustoso ossimoro), un chiarimento essenziale va fatto sulla distinzione tra addestramento formazione:

  • il primo fa riferimento ad un cambiamento di primo livello finalizzato a generare un diverso comportamento esecutivo e ottenibile con relativa facilità;
  • il secondo è un cambiamento di secondo livello finalizzato a modificare gli atteggiamenti e i valori che stanno alla base di un comportamento generativo.

Come descritto più ampiamente quil’addestramento ha senso quando non è richiesta partecipazione e condivisione psicologica e valoriale alle nuove pratiche, mentre quando la partecipazione e la condivisione ne sono componenti essenziali, l’approccio deve essere quello tipico della formazione.

La formazione, pertanto, è un intervento che solo secondariamente agisce sulle tecnicalità delle pratiche ma assume in modo intenzionale e strutturato il conseguimento del cambiamento dei presupposti psicologici, cognitivi e valoriali che determinano quelle pratiche (rimando ai concetti di cambiamento concettuale e di teorie implicite).

Lo vedo spesso quando faccio formazione e ho trovato conferme anche nelle recenti formazioni alla didattica nella distanza: non è l’appropriazione di tecniche didattiche a migliorare la relazione educativa, a migliorare il benessere dell’insegnante e degli studenti.

Qualche nuova tecnica può, al meglio, arricchire la cassetta degli attrezzi, ma se la propria didattica è ritenuta inefficace, tale rimane anche con qualche attrezzo in più.

La richiesta di tanti insegnanti di “cose pratiche”, di “strumenti” è più che comprensibile perché è nelle pratiche che si percepisce il problema, ma una eventuale pratica inadeguata è il sintomo, non il problema; una pratica non cambia stabilmente sostituendola meccanicamente con un’altra.

Questo approccio meccanicistico (imparo una tecnica nuova e la mia didattica cambia), può portare alla modifica dell’azione nell’immediato salvo poi provocare un ritorno a pratiche consolidate perché il nocciolo della questione non è stato intaccato, se non marginalmente o casualmente.

Se ci fossero le condizioni per fare la formazione che secondo me servirebbe veramente, attiverei pratiche riflessive sull’azione didattica, lavorerei sull’interrogazione del proprio modo di essere ancor prima che sul proprio modo di agire, lavorerei attraverso domande.

Con lentezza, con momenti di silenzio….ma invece mi viene chiesto di essere pratico, di dare strumenti, cose semplici, facili ….non c’è mai tempo, bisogna essere efficienti, produttivi ….ma si ha solo l’illusione di esserlo.

Procedere con lentezza, fermarsi, riflettere….genera ansia…si devono fare i conti con sé stessi, conti spesso impietosi … meglio rifugiarsi nel fare, più rassicurante…

Ecco, se qualche auspicio faccio per il “dopo” è che si faccia meno formazione ma si faccia formazione vera se si ritengono importanti i risultati della FORMAZIONE, altrimenti facciamo addestramento e accontentiamoci dei risultati dell’addestramento.

P.S.

Non è detto che tutta la “formazione” sia addestramento. Può capitare, e capita, che ci siano persone che nei ritmi concitati della formazione sanno fermarsi da sole, che si interroghino sulla propria didattica, che prendano per buone solo alcune delle cose che ho presentato, quelle poche che per loro hanno un senso e le sanno piegare per adattarle al loro modo di essere.

Quando questo succede io sono felice per aver fatto un lavoro utile.

Gianni Marconato

Liberamente tratto da:

Dopo la didattica a distanza quale formazione degli insegnanti?

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