Una didattica "Virale" chi l'avrebbe immaginata

Una didattica “Virale” chi l’avrebbe mai immaginata?

Una didattica “Virale” chi l’avrebbe mai immaginata solo tre mesi fa? Eppure nel breve tempo di un battito di ciglia i professori trasformati in organizzatori di videoconferenze che, con cuffie e microfoni, tengono lezioni agli alunni svolgendo il loro compito in modalità smart working.

Una didattica “virale” di Giovanni Mirante (tratto dalla rivista InfinitiMondi)
Chi poteva mai solo ipotizzarlo? Chi avrebbe pensato che accadesse una cosa del genere? Se uno scrittore ne avesse tratto spunto per un racconto, chiunque lo avrebbe trovato eccessivamente fantasioso. Eppure nel breve tempo di un battito di ciglia tutto si è materializzato concretizzandosi in una incredibile realtà: i professori trasformati in organizzatori di videoconferenze che, con cuffie e microfoni, tengono lezioni agli alunni svolgendo il loro compito in modalità smart working.

Diciamoci la verità, anche solo tre mesi fa, chi conosceva questa espressione anglosassone che si riferisce al lavoro da remoto? Io sinceramente no! Se qualcuno me ne avesse chiesto il significato avrei probabilmente risposto che veniva usata per indicare un’attività di consegne effettuate nel traffico congestionato delle nostre città con la Smart.

Ma oggi, nel frenetico mondo in cui viviamo, le cose viaggiano alla velocità della luce e quindi, quasi senza accorgercene, ci siamo trovato proiettati in questo scenario assolutamente inedito.

Forse altre realtà lavorative, vuoi per la tipologia, vuoi per forma mentis, erano maggiormente preparate a questo impatto, ma il mondo della scuola, legato a canoni metodologico-didattici consolidati nel corso di anni, all’inizio ha reagito piuttosto male all’emergenza. Però, questo va detto a merito della classe docente, si è trattato di uno sbandamento di breve durata.

Seppur con qualche sacca di resistenza certamente comprensibile, soprattutto da parte di chi con i computer non ha mai avuto un buon rapporto, i professionisti della didattica si sono prontamente adoperati per calarsi nella nuova realtà; se è vero che un buon docente è anche colui che, vivendo a contatto con i ragazzi, assorbe da essi una certa quantità di “gioventù riflessa” come un pianeta illuminato da una stella, questa era l’occasione per dimostrare che è possibile trasformare una prova sicuramente impegnativa in un’occasione di crescita culturale, professionale e personale.

La Didattica o formazione a distanza, questo mostro venuto come Terminator da un futuro remoto a popolare di incubi tremendi i nostri sonni tranquilli, ci ha insegnato che, se vogliamo stare con i giovani, e con il lavoro che ci siamo scelti non può essere diversamente, dobbiamo essere pronti come i ragazzi a rimetterci in gioco ogni volta che il mondo attorno a noi muta. Naturalmente le difficoltà non si sono certo azzerate o volatilizzate come per incanto, tra connessioni lente o “cadenti”, piattaforme ipercongestionate e imperfetta conoscenza del mezzo informatico, ma, al di là di problemi prettamente tecnici e limiti nelle competenze personali, il tutto ha assunto il sapore di una sfida a tratti anche avvincente.

Purtroppo le difficoltà non sono solo queste; anche con tutto l’impegno profuso dobbiamo prendere atto che ci sono comunque criticità legate allo svolgimento dei programmi didattici, ai criteri di valutazione e alla difficoltà di mantenere quella vicinanza con gli alunni che sono ingredienti fondamentali per il funzionamento dell’istituzione scolastica.

A questo proposito, però, una risposta collaborativa è venuta proprio dai nostri ragazzi che, se da un lato sono molto più “tecnologici” di noi, e questo naturalmente dà loro un certo vantaggio, dall’altro hanno avuto il merito di aver messo questa loro maggiore attitudine al servizio della Didattica a distanza: forse galvanizzati dalla nuova prospettiva, magari, perché no, ma se anche così fosse questo non va ascritto a loro demerito, incoraggiati dall’idea di un orario scolastico necessariamente ridotto, hanno mostrato praticamente da subito la volontà di fare di tutto per fare funzionare questa modalità in tutto e per tutto nuova anche per loro.

Pochissimi si sono nascosti dietro scuse quali la mancanza di “giga” o di linea per “marinare” le videolezioni (non dimentichiamo che a volte queste difficoltà sono reali, altro che scuse); i più, quasi per non apparire da meno rispetto ai compagni, in una lodevole e sana competizione, hanno scelto di impegnarsi per non darla vinta ad un qualcosa al limite tra il mondo vivente e quello non vivente che, pur essendo la miliardesima parte di un essere umano, ci sta tenendo tutti in scacco.

Menzione con annessa nota di merito anche per i genitori, a volte competenti in materia di telecomunicazioni a volte molto meno, ma comunque impegnati in prima persona nel cercare di assicurare ai figli le migliori condizioni possibili per partecipare alla “didattica al tempo del Coronavirus”.

L’alleanza scuola-famiglie, elemento da sempre fondamentale per assicurare in ogni circostanza agli alunni i migliori ambienti di apprendimento, in questo frangente si è rivelata condizione imprescindibile per fronteggiare l’emergenza scolastica, logica conseguenza di quella sanitaria.
Chiudo con una considerazione del tutto personale: se non avessi davanti agli occhi quella fila di camion militari che trasportavano feretri, emblema di una immane tragedia che si è abbattuta sul nostro paese e sul mondo, ricorderei questi mesi come il periodo della mia vita in cui ho imparato più cose nel minor tempo.

Liberamente tratto dalla rivista InfinitiMondi

Rivista InfinitiMondi
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